venerdì 26 agosto 2011

Se Atene piange Sparta non ride...

Le conseguenze catastrofiche che questo agosto 2010 avrà sui portafogli degli italiani ce le ricorderemo per parecchio tempo. Nel giro di qualche settimana le poche certezze (meglio dire illusioni?) che avevamo sulla stabilità finanziaria del nostro paese sono state colpite e affondate da un esercito di non meglio identificati speculatori.

Nelle guerre normali almeno il nemico ha un nome e un cognome. E anche una faccia. Puoi provare a prenderlo a sberle se cerca di portarti via ciò che è tuo. Invece qui, come nella crisi del 1929, sembra che tutti noi siamo in balia di forze impersonali, non identificabili, simili al Fato con cui gli dei greci colpivano gli uomini a loro piacimento.

La realtà è che le cose non stanno così e l'esempio dell'Islanda dovrebbe servirci da lezione. Guardate questo video su youtube e scoprirete come la gente comune abbia reagito unita per cambiare le regole del gioco di un sistema iniquo per il quale i profitti delle banche e delle finanziarie sono privati mentre le perdite sono pubbliche e ricadono sui cittadini.

Di questo caso i media italiani non parlano. Così come non parlano del presidio permanente organizzato davanti a Montecitorio da un normale cittadino italiano di nome Gaetano Ferrieri il quale da molte settimane sta facendo lo sciopero della fame per protestare contro i costi della politica. Questa è la pagina su Facebook e tra gli obiettivi c'è quello di radunare più persone possibili davanti a Montecitorio per il 21 settembre prossimo.

Non c'è niente da fare, bisogna essere in tanti per avere il privilegio di essere ascoltati da chi ci governa...

In queste stesse ore l'America è alle prese con una nuova emergenza. Dopo l'umiliante declassamento con la perdita della tripla A (l'equivalente di tutti 10 in pagella sui mercati finanziari) e il terremoto che ha colpito l'area a sud di Washington cogliendo di sorpresa tutti i sismologi, ecco l'uragano Irene che sta per abbattersi su New York.

Anche questo è un evento imprevedibile, "un uragano storico" l'ha definito Obama.

Che qualcuno lassù, con tutti questi eventi sconcertanti, stia cercando di dirci qualcosa?

Alla fine degli anni Novanta i movimenti New Age avevano predetto che l'Età dell'Acquario avrebbe segnato una svolta di pace, prosperità e amore universale in tutto il mondo. Invece, dal 2001 questo Nuovo Millennio ci ha riservato molte amare sorprese. E la sensazione è che non sia finita qui.

Se la casa scricchiola è inutile ritoccare l'intonaco. Quando è l'intero sistema da cambiare non ci si può mettere i paraocchi e andare avanti giorno per giorno. Questa è una cosa che le persone comuni sanno molto bene. Peccato che i politici, non solo i nostri ma anche quelli delle altre nazioni, sembrino voler ignorare questa comune regola di buonsenso. E allora è la gente che deve svegliarsi e spingere chi ci rappresenta ad affrontare i problemi alla radice.

Finiremo come la Grecia? Quel che al momento appare chiaro è che i prossimi mesi saranno decisivi e che il 2012 sarà un anno molto difficile.

Speriamo almeno che i Maya con il loro calendario matematico non ci abbiano azzeccato.

A che ora è la fine del mondo?

giovedì 25 agosto 2011

Il gemello perduto del Rio delle Amazzoni

In quest'epoca di tecnologia estrema sono in molti ormai a ritenere che sul nostro pianeta non esistano più angoli nascosti, inesplorati o irragiungibili.
E invece ancora una volta la Natura riesce a sorprenderci.
Chi mai avrebbe potuto immaginare che sotto al maestoso Rio delle Amazzoni scorresse un secondo fiume posto a quattromila metri di profondità? Questo gemello perduto, largo oltre duecento chilometri, è stato battezzato Rio Hamza. Per intenderci, le sue dimensioni sono paragonabili a quelle del Nilo, ma la sua corrente è estremamente lenta.
Leggendo questa notizia sui canali d'informazione in Rete mi sono tornati alla mente i romanzi di Giulio Verne e il suo visionario spirito di avventura. Soprattutto il suo "Viaggio al centro della Terra" di cui esistono numerose trasposizioni cinematografiche.
In questo pianeta c'è ancora spazio per sognare.
Chissà quali altri misteri nasconde il Rio Hamza...

martedì 23 agosto 2011

Questioni di ciclo

Tutte noi sappiamo quanto possano essere difficili "quei giorni". La voglia di dolci, la ritensione idrica, l'irritabilità, i "doloretti" più o meno forti sono parte integrante del nostro appuntamento mensile.
Bene, ora immaginate di avere il vostro ciclo in Africa o in un paese del Terzo Mondo. Di essere sdraiate e di non poter uscire per una intera settimana.
Niente scuola.
Niente lavoro.
Risultato: restate indietro con le lezioni oppure perdete giorni di paga preziosi. Il tutto fino a 50 giorni all'anno, è stato calcolato.
Perché?
E' semplice.
Niente assorbenti.
Sono difficili da reperire oppure (nella migliore delle ipotesi) troppo costosi. Per questo motivo molte donne africane cercando di arrangiarsi con quello che hanno a disposizione. E spesso ciò che ottengono è di procurarsi delle infezioni che possono rivelarsi pericolose in aree dove l'assistenza medica è precaria.
In questo articolo (in inglese) si descrive la situazione delle bambine nelle scuole sudafricane. Molte preferiscono assentarsi ogni mese piuttosto che rischiare di essere prese in giro dai compagni in caso di imbarazzanti fuoriuscite. Alcune ricorrono addirittura ai giornali vecchi per cercare di ricavare una protezione che permetta di proseguire normalmente le loro attività.
Lavorare e andare a scuola sono due sfide che le donne non possono permettersi di perdere. In loro aiuto sono perciò scese in campo persone comuni e organizzazioni. Una di queste si chiama SHE - sustainable health enterprises e promuove in Rwanda la creazione di imprese femminili per la produzione di assorbenti economici ed ecosostenibili in fibre di banana (questa è la loro pagina su Facebook, con una piccola cifra si può contribuire alla loro campagna che crea preziosa occupazione locale).
Il problema non è solo africano o del Terzo Mondo ma anche di quei paesi in cui la crescita economica non ha eliminato grandi sacche di miseria e disagio sociale, come l'India.
Insomma, c'è molto da fare per aiutare donne e bambine nella loro lotta per uscire dalla povertà. Tutti noi possiamo fare qualcosa al riguardo, anche solamente informare sull'esistenza del problema.
Ne è un esempio il blog italiano di cucito creativo Cuci Cuci Coo. Nel post intitolato "Il dono dei giorni persi" l'autrice racconta il suo impegno per la realizzazione di assorbenti in stoffa lavabili in kit da inviare alle donne africane.
Basta poco per cambiare una vita.

lunedì 22 agosto 2011

Ma ho visto bene?!

Capita anche a voi di vedere una pubblicità e di non capirla?
E' molto frustrante, soprattutto se consideriamo quanto sia complessa la progettazione, la realizzazione, la pianificazione e la messa in onda di uno spot televisivo. Fior di professionisti vi hanno lavorato dedicandovi nottate insonni alla ricerca dell'idea giusta, l'azienda l'ha approvata, gruppi d'ascolto avranno espresso le loro impressioni prima della messa in onda.
E invece ecco qua che a noi risulta incomprensibile.
Insomma, il punto è che il senso della nuova pubblicità della Swiffer mi sfugge del tutto.
Nello spot si vede un gruppetto di donne tipo "Sex and the City", ma in abiti polverosi e malmessi, che dichiara che è arrivato il momento di uscire di casa e di fare nuove amicizie (sic!). Una di loro spaventata ricorda però alle altre che la volta precedente la scopa aveva causato loro dei problemi. Ma ecco che, come un supereroe d'altri tempi, arriva il nuovo panno iper-atraente e loro con un balzo vi si attaccano (letteralmente!) felici di essere trasportate via.
Ora, lo sporco è sporco, la polvere è polvere. Qualsiasi donna che abbia dovuto occuparsi delle pulizie di casa sa che si tratta di nemici insidiosi contro i quali non si può mai abbassare la guardia. E' una lotta che non conosce tregua. Non a caso esistono le casalinghe disperate. E allora il pensiero che la polvere di casa mia se ne vada a divertirsi fuori mentre io sudo sette camicie per far splendere i miei pavimenti finendo per crollare esausta in poltrona mi sembra un'immane ingiustizia. Credo quindi che d'ora in poi mi sentirò molto meno in colpa se trascurerò un po' le pulizie di casa. Quindi, care le mie signorine della polvere, so che vorreste tanto farvi rimorchiare dal nuovo panno della pubblicità ma sorry, stasera a divertirmi fuori ci vado io!

giovedì 18 agosto 2011

Benzinaio addio?

Dalla Goodyear è in arrivo il pneumatico che si gonfia da solo. Sì, lo so, dovrei scrivere "lo" pneumatico ma lo trovo orribile e spero che il tempo modifichi questa odiosa regola grammaticale.
Insomma, non avremo più bisogno di fermarci dal benzinaio per far controllare la pressione delle gomme perché saranno loro stesse ad autoregolarsi con i movimenti della strada. Per il momento non si conoscono ancora i dettagli tecnici sul loro funzionamento, basato su una tecnologia chiamata Atm, ma se volete approfondire leggete questa notizia Ansa.
Per me, lo confesso, è un sollievo.
La corretta pressione interna delle gomme è importante per la sicurezza, ma anche per non far lievitare i consumi di carburante. Solo che i benzinai spesso vanno di fretta e mi manca il coraggio di chiedere il controllo. Tra l'altro l'area con la pompa d'aria è spesso distante da quella dei carburanti. Così capita di dover aspettare come degli stupidi che qualcuno ci dia una mano.
Quando trovo il coraggio, circa una volta ogni mese e mezzo o anche due, alla fine il benzinaio mi dice che le ruote erano a posto e ho la sensazione di aver fatto solo perdere tempo.
Così una volta mentre aspettavo che il benzinaio dell'autogrill servisse una lunga fila di clienti, avendo fretta di andare al lavoro ho provato a gonfiarle da me.
E ho esagerato.
No, niente esplosioni di pneumatici tipo le comiche di Stanlio e Ollio. Però il benzinaio corso a controllare mi ha fatto notare che avevo superato il valore indicato. E francamente con quella dannata lancetta del manometro che non sta ferma un secondo devo ammettere che le avevo gonfiate alla cieca. Come le ruote di una bicicletta.
Non ci sono riuscita. Sono laureata, faccio la giornalista, parlo benissimo l'inglese ma non so gonfiare le gomme della mia macchina. E il benzinaio aveva un'espressione del tipo "Signora, lasci perdere e lasci fare noi".
Ovviamente da allora l'ho fatto.

mercoledì 17 agosto 2011

Niente dura per sempre...

Scommetto che è capitato anche a voi di dovervi adattare (e di corsa!) all'ennesimo nuovo aggiornamento. I sistemi operativi, i software, i social network come Facebook e anche la nostra posta elettronica online hanno il vizio di cambiare "pelle" quando meno ce l'aspettiamo, in genere proprio quando abbiamo la massima urgenza di usarli. E non solo ci tocca scoprire come utilizzare le nuove funzioni, ma può anche accadere di essere "tagliati fuori" magari perché ci ostiniamo ad utilizzare un sistema operativo ormai obsoleto, cui però siamo affezionati.
Via il vecchio, avanti il nuovo. Nulla si conserva!
Quel che sapevate/potevate fare ieri potreste non poterlo saper/poter fare domani!
Non sempre i cambiamenti sono positivi. Più di una volta ho letto i post dei miei amici su Facebook con lamentele sulla nuova chat oppure sui nuovi sistemi di comando per l'utilizzo del social network.
La verità è che occorre tempo per adattarsi ad un aggiornamento e ciò spesso ci causa una buona dose stress. E' come se un luogo da noi amato e ben conosciuto cambiasse di colpo aspetto e dovessimo esplorarlo di nuovo, modificando le nostre abitudini e la nostra mappa mentale.
In attesa che qualche ricercatore misuri le conseguenze fisiche e psicologiche di questo tipo di stress ci sorge spontanea una domanda. Anzi due.
Ma questi continui aggiornamenti sono SEMPRE e assolutamente necessari?
In questa corsa verso il nuovo è l'uomo che comanda, oppure è il pc?

martedì 16 agosto 2011

"Ma quello è Mario?!"

Esclama stupefatto il marinaio di fronte alla bellezza di Bianca Balti che si gode il sole sotto le palme. L'avete visto l'ultimo spot tormentone estivo della Tim? Via gli improbabili baffoni finti, via gli abiti maschili, il finto mozzo della ciurma di Colombo sfoggia a sorpresa un moderno bikini.
Impossibile che ve lo siate perso, eventualmente guardatelo qui.
Ora la domanda.
Vi siete accorti che il corpo di Bianca è talmente magro da far concorrenza alle palme del set? Non c'è un filo di grasso, sembra di vedere il fisico di una adolescente non ancora sviluppata.
E' mai possibile che dopo tante campagne di sensibilizzazione i creativi che hanno ideato lo spot non abbiano riflettuto sul tipo di ideale di bellezza che avrebbero proposto? Il mondo della moda aveva fatto di recente dei passi in avanti ed ecco invece che uno spot ne fa quattro indietro...

domenica 14 agosto 2011

Mad Men - Sex. Lies. Storyboards

Mad man (sesso, bugie, storyboard) è il titolo di una serie americana trasmessa su Rai4. La storia verte sulle vicende umane e lavorative degli uomini e delle (poche) donne impiegate presso l'agenzia pubblicitaria Sterling Cooper. Tradimenti, vizi, opportunismo sociale, intrighi e segreti inconfessabili plasmano la trama, appassionante e ricca di colpi di scena. I favolosi anni Cinquanta e Sessanta sono ricostruiti senza nostalgia e con grande cura per i dettagli. Niente a che vedere con la visione zuccherosa di Happy Days.

Le case perfette e rassicuranti, oggi osannate dai nostalgici del passato come baluardi di valori familiari e sociali ormai perduti si rivelano abitate da coppie insoddisfatte, frustrate, infelici. I mariti tornando a casa trovano sempre la cena pronta e la tavola ben apparecchiata. I bambini sono già a letto e la loro mogliettina li ha attesi perfettamente vestita e truccata. Si mettono a tavola, parlano educatamente del più e del meno. Ma nessuno dei due è mai davvero sincero con l'altro. Obbligati ad impersonare i ruoli di "marito" e "moglie" codificati dalla società, nascondono a tutti, perfino a se stessi, inquietudini, angosce e debolezze.

Claustrofobico, no? E i rapporti uomo-donna sul posto di lavoro non sono certo migliori... Peggy, il personaggio che da segretaria riesce, grazie alle sue capacità, ad essere promossa copywriter è l'unica donna in un campo interamente dominato dagli uomini. Ogni giorno affronta chi la vede come fumo negli occhi con un self control invidiabile. Gli anni del femminismo sono ancora lontani, Peggy non è consapevole di avere diritto alla parità e al rispetto. Considera normale l'ostruzionismo dei suoi colleghi, non si stupisce e non le passa neanche per la testa di protestare. Resiste e va avanti, semplicemente.

Bene, siete ancora sicuri di voler vivere in una società come quella dei "favolosi" anni Cinquanta? Io fossi in voi ci penserei molto bene...