Dall'orrore al giallo. Papà e figlioletta uccisi a Roma con un solo colpo di pistola a pochi metri dalla madre, tuttora ricoverata in ospedale. Una rapina anomala, con molti punti oscuri. Tutta la città attende che sia fatta giustizia al più presto. Perché i bambini non si toccano. E neanche le famiglie. Ma c'è qualcosa di strano in questa storia e sono in molti a sentirlo. Chissà cosa verrà fuori e quando.
Dopo aver ascoltato innumerevoli telegiornali e notiziari che hanno riportato la notizia, mi sono resa conto all'improvviso della difficoltà dei media di usare il nome delle vittime.
"Il barista cinese..."
"L'uomo cinese..."
"Il commerciante cinese..."
La piccola è sempre "la figlioletta" o "la bambina"
Tutti i servizi iniziano più o meno così. I primi andati in onda nei tg non riportavano neanche i nomi, che ora invece sono nominati a metà o a fine servizio. Forse via via che si parlerà del caso sarà più semplice iniziare dicendo "L'uccisione di Zeng Zhou e di sua figlia Joy"?
Forse.
Sarà perché sono nomi stranieri. Chissà.
Ma c'è anche di peggio.
Stasera in zona Romanina un uomo è morto bruciato nella capanna di canne che si era costruito per ripararsi dal freddo. Non è il primo. Non sarà (purtroppo) l'ultimo, visti i tempi di crisi economica che si stanno preparando.
Non sapremo mai il suo nome. E' solo uno dei tanti. Un Nessuno, con l'unica colpa di aver cercato di sopravvivere all'inverno.
Data la notizia con tono serio, lo speaker passa ad altro. Altre news richiedono di essere riferite e portate all'attenzione dell'opinione pubblica.
Fa forse una qualche differenza dire come si chiamasse la vittima? Che cosa può dirci in fondo un nome?
Le morti non sono tutte uguali. Non per l'informazione. Non per le nostre coscienze.
La Città Eterna sta diventando davvero fredda e crudele.
sabato 7 gennaio 2012
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento