Mezzo centro di Roma messo a ferro e fuoco, immagini di violenza urbana che rimbombano sullo schermo televisivo, i commenti ripetitivi di fronte ai microfoni e alle telecamere...
E' uno strano sabato questo, con fiumi di parole sulla notizia del giorno, forse della settimana... ma è presto per dire quanto durerà l'attenzione mediatica, dato che la situazione politica italiana sembra sempre sull'orlo del baratro (ma poi tutto finisce a tarallucci e vino - non lo sapevate? Italians do it better!).
La mia cena di stasera è fatta di sanpietrini divelti, cassonetti rovesciati, macchine bruciate, lacrimogeni. Le immagini non sono nuove. Ripenso a Genova e alla Londra di questa estate. Non trovo sorprendente ciò che è accaduto.
E' già avvenuto in passato e tante altre volte avverrà probabilmente in futuro che una manifestazione pacifica si trasformi in una ferita per la città che la ospita. Vorrei solo che qualcuno obbligasse chi ha distrutto, danneggiato e bruciato a riparare tutto non (solo) con il denaro ma con la fatica delle proprie mani.
Distruggere è facile, è roba di pochi secondi, è costruire che è difficile.
Guardo quei giovani con il volto coperto che tirano pietre e bombe carta e sfidano la polizia apparentemente in preda ad un furore incontrollabile. E mi chiedo da dove scaturisca questa sete di violenza e distruzione a tutti i costi.
Sono molte le persone che in questo periodo di crisi economica conoscono la rabbia e la disperazione. Disoccupati, lavoratori in cassaintegrazione, precari, persone comuni che si ritrovano a dover lottare come Davide contro Golia per far valere i loro diritti. Ma per quanto ne so nessuna di loro, per quanto disperata, si sognerebbe mai di distruggere con atti vandalici e a volto coperto ciò che secondo loro potrebbe rappresentare simbolicamente il "nemico".
Perché, appunto, distruggere è un attimo. Costruire (una famiglia, una casa, una reputazione sul posto di lavoro) richiede tempo, costanza, impegno. Le persone che lo sanno lottano in modo differente, facendo appello a tutti i possibili strumenti che la società civile ci mette a disposizione.
E questa è già una risposta.
sabato 15 ottobre 2011
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