11 Settembre 2011.
Il dolore di una ferita che non può rimarginarsi.
Non in soli dieci anni, almeno.
domenica 11 settembre 2011
sabato 10 settembre 2011
Due granite d'eccellenza
L'argomento che abbiamo scelto per il nostro post di oggi ben si adatta al clima estivo che ancora imperversa sulla Capitale.
E che a volte può fare brutti scherzi.
All'Università La Sapienza, infatti, i ragazzi che si sono sottoposti al test sulle Professioni Sanitarie si sono trovati davanti una domanda che chiedeva loro di indicare i gusti della "grattachecca". Per chi non fosse di Roma, trattasi di una gustosa granita venduta, in particolare, in uno storico chioschetto sulla via Trionfale noto come "Sora Maria".
Comprensibile la costernazione degli esaminandi e la successiva ondata di commenti ironici e indignati generata su tutti i social media. Il "Grattachecca quiz" non è proprio andato giù e sarebbe ora che qualcuno rispondesse della presenza di queste strane domande in quiz e concorsi.
Nell'attesa che da La Sapienza giunga almeno una spiegazione plausibile su quest'ultimo caso eclatante, vi segnalo come lettura l'articolo di oggi su La Repubblica che contiene una selezione dei migliori commenti degli utenti della Rete.
Quasi in contemporanea, appena un paio di giorni fa, Panorama.it ha pubblicato un articolo sul nuovo documentario di Ivano Fachin intitolato "Gelati e Granite" e dedicato a Don Giugginu, un arzillo ottantenne che da più di cinquant'anni continua a percorrere le vie di Modica con il suo furgoncino per offrire fresche prelibatezze ai suoi abitanti e ai numerosi turisti in visita. Don Giugginu è una vera istituzione e il documentario è un omaggio ad un pezzo di storia locale che purtroppo rischia di scomparire senza lasciare traccia.
E' curioso come a volte le notizie si intreccino tra loro.
A chilometri di distanza, per motivi diversi, i riflettori dell'informazione nazionale si sono accesi su due piccole realtà artigianali che da molti decenni dal ghiaccio ricavano golosità anticaldo.
Scherzi di una strana estate che sembra non voler finire?
E che a volte può fare brutti scherzi.
All'Università La Sapienza, infatti, i ragazzi che si sono sottoposti al test sulle Professioni Sanitarie si sono trovati davanti una domanda che chiedeva loro di indicare i gusti della "grattachecca". Per chi non fosse di Roma, trattasi di una gustosa granita venduta, in particolare, in uno storico chioschetto sulla via Trionfale noto come "Sora Maria".
Comprensibile la costernazione degli esaminandi e la successiva ondata di commenti ironici e indignati generata su tutti i social media. Il "Grattachecca quiz" non è proprio andato giù e sarebbe ora che qualcuno rispondesse della presenza di queste strane domande in quiz e concorsi.
Nell'attesa che da La Sapienza giunga almeno una spiegazione plausibile su quest'ultimo caso eclatante, vi segnalo come lettura l'articolo di oggi su La Repubblica che contiene una selezione dei migliori commenti degli utenti della Rete.
Quasi in contemporanea, appena un paio di giorni fa, Panorama.it ha pubblicato un articolo sul nuovo documentario di Ivano Fachin intitolato "Gelati e Granite" e dedicato a Don Giugginu, un arzillo ottantenne che da più di cinquant'anni continua a percorrere le vie di Modica con il suo furgoncino per offrire fresche prelibatezze ai suoi abitanti e ai numerosi turisti in visita. Don Giugginu è una vera istituzione e il documentario è un omaggio ad un pezzo di storia locale che purtroppo rischia di scomparire senza lasciare traccia.
E' curioso come a volte le notizie si intreccino tra loro.
A chilometri di distanza, per motivi diversi, i riflettori dell'informazione nazionale si sono accesi su due piccole realtà artigianali che da molti decenni dal ghiaccio ricavano golosità anticaldo.
Scherzi di una strana estate che sembra non voler finire?
giovedì 8 settembre 2011
A volte ritornano!
Un paio di settimane fa avevamo commentato con un certo divertito sconcerto il nuovo spot della Swiffer e la sua visione antropomorfa della polvere.
Abbandonato il "malloppone" semovente extralarge scaricato senza pietà dalla ex (che a me faceva un po' pena!) ci siamo infatti trovate davanti a un gruppetto di single trentenni alla "Sex and the City" bloccate nella fessura tra una piastrella e l'altra e desiderose di uscire per fare nuove conoscenze.
Chi potrà mai salvarle se non il nuovo panno Swiffer iper-attraente?
Appunto.
Lo spot non ha mancato di attirare una serie di critiche molto meno scherzose di quelle che abbiamo rivolto nel nostro post ai creativi dello spot.
Leggete ad esempio Swiffer, la regina della casa e le donne-acaro dal blog "Un altro genere di comunicazione" oppure Occhio allo spot, Swiffer colpisce ancora dal blog "Vita da strega".
Ebbene, oggi lo schermo televisivo mi ha lasciato nuovamente di stucco (e ce ne vuole). Stavolta intrappolato nella fessura tra una piastrella e l'altra c'era un uomo della polvere, single e disperato anche lui, forse perché a differenza delle sue "colleghe" era davvero solo soletto, che si chiedeva in tono melodrammatico "Troverò mai l'amore?".
Roba da farti cadere la mascella a terra (c'è mancato poco).
Dunque, sembra davvero che qualcuno alla Swiffer abbia provato a giocare (male) la carta della parità tra i sessi. Il che lascia ipotizzare che più di una donna abbia espresso delle ragionevoli perplessità in merito agli ultimi spot. Personalmente non credo che il loro ideatore abbia mai pulito i pavimenti di casa sua.
Uomo o donna che sia.
O non concepirebbe idee del genere.
Detto questo, spero vivamente che alla Swiffer capiscano che è il caso di cambiare rotta (ma sul serio). Ma a giudicare da quanto visto finora il mio timore è che i prossimi spot vadano ancora oltre, magari presentandoci una lacrimevole love story a puntate dedicata al mondo della polvere.
Sarebbe davvero troppo.
E in questo caso mostrerei davvero con piacere all'ideatore di questi spot cosa dovrebbe farci con il suo panno.
Abbandonato il "malloppone" semovente extralarge scaricato senza pietà dalla ex (che a me faceva un po' pena!) ci siamo infatti trovate davanti a un gruppetto di single trentenni alla "Sex and the City" bloccate nella fessura tra una piastrella e l'altra e desiderose di uscire per fare nuove conoscenze.
Chi potrà mai salvarle se non il nuovo panno Swiffer iper-attraente?
Appunto.
Lo spot non ha mancato di attirare una serie di critiche molto meno scherzose di quelle che abbiamo rivolto nel nostro post ai creativi dello spot.
Leggete ad esempio Swiffer, la regina della casa e le donne-acaro dal blog "Un altro genere di comunicazione" oppure Occhio allo spot, Swiffer colpisce ancora dal blog "Vita da strega".
Ebbene, oggi lo schermo televisivo mi ha lasciato nuovamente di stucco (e ce ne vuole). Stavolta intrappolato nella fessura tra una piastrella e l'altra c'era un uomo della polvere, single e disperato anche lui, forse perché a differenza delle sue "colleghe" era davvero solo soletto, che si chiedeva in tono melodrammatico "Troverò mai l'amore?".
Roba da farti cadere la mascella a terra (c'è mancato poco).
Dunque, sembra davvero che qualcuno alla Swiffer abbia provato a giocare (male) la carta della parità tra i sessi. Il che lascia ipotizzare che più di una donna abbia espresso delle ragionevoli perplessità in merito agli ultimi spot. Personalmente non credo che il loro ideatore abbia mai pulito i pavimenti di casa sua.
Uomo o donna che sia.
O non concepirebbe idee del genere.
Detto questo, spero vivamente che alla Swiffer capiscano che è il caso di cambiare rotta (ma sul serio). Ma a giudicare da quanto visto finora il mio timore è che i prossimi spot vadano ancora oltre, magari presentandoci una lacrimevole love story a puntate dedicata al mondo della polvere.
Sarebbe davvero troppo.
E in questo caso mostrerei davvero con piacere all'ideatore di questi spot cosa dovrebbe farci con il suo panno.
lunedì 5 settembre 2011
Due tigri e una fragola
La prima volta che ho sentito questa storiella zen è stata anni fa dal mio maestro di yoga. Non so se sia la versione corretta, ve la racconto esattamente come l'ho sentita.
Un uomo corre nella foresta inseguito da una tigre. In cerca di scampo, ormai esausto, decide di giocarsi il tutto per tutto lasciandosi scivolare in un piccolo burrone e tenendosi appeso ad una grossa radice.
La prima tigre si piazza sul ciglio del burrone e aspetta. Una seconda tigre si unisce alla prima e si piazza proprio sotto l'uomo penzolante, speranzosa che tocchi a lei il lauto pasto della giornata.
La radice inizia a scricchiolare e a rompersi piano piano.
L'uomo, preso tra due fuochi, a questo punto si accorge che poco distante da lui sporge una fragola grande e dolcissima. Allunga la mano e la mangia.
Fine della storia.
Quando l'ho sentita per la prima volta confesso di aver reagito come il dott. Spock di Star Trek. Mangiare una fragola mentre c'è in gioco la pelle mi sembrava un gesto illogico. Per me l'uomo avrebbe dovuto concentrarsi sulla sua situazione e fare di tutto per cercare di salvarsi.
Ci ho messo degli anni a capire che mangiare la fragola è in realtà un atto di grande saggezza.
A volte ci troviamo in situazioni difficili, che non sappiamo come risolvere e che mettono a serio rischio la nostra sopravvivenza fisica e psicologica. Ma non per questo dobbiamo rinunciare, perfino in questi frangenti, ad assaporare ciò che di buono ci viene dalla vita.
Ogni giorno, perfino in quello più difficile, può esservi una occasione di sorriso o di conforto. Anche se breve, anche se della durata di pochi istanti, noi dobbiamo coglierlo. Altrimenti lasceremo che le nostre preoccupazioni e i nostri guai siano l'unica realtà della nostra esistenza.
Ci vuole coraggio per allungare la mano e cogliere la fragola con due tigri pronte a divorarti, ma è un esercizio mentale cui dovremmo dedicarci ogni giorno per ricordare che è vero che la vita è fatta di sfide, ma ha anche molto altro da offrirci.
Basta vederlo.
Un uomo corre nella foresta inseguito da una tigre. In cerca di scampo, ormai esausto, decide di giocarsi il tutto per tutto lasciandosi scivolare in un piccolo burrone e tenendosi appeso ad una grossa radice.
La prima tigre si piazza sul ciglio del burrone e aspetta. Una seconda tigre si unisce alla prima e si piazza proprio sotto l'uomo penzolante, speranzosa che tocchi a lei il lauto pasto della giornata.
La radice inizia a scricchiolare e a rompersi piano piano.
L'uomo, preso tra due fuochi, a questo punto si accorge che poco distante da lui sporge una fragola grande e dolcissima. Allunga la mano e la mangia.
Fine della storia.
Quando l'ho sentita per la prima volta confesso di aver reagito come il dott. Spock di Star Trek. Mangiare una fragola mentre c'è in gioco la pelle mi sembrava un gesto illogico. Per me l'uomo avrebbe dovuto concentrarsi sulla sua situazione e fare di tutto per cercare di salvarsi.
Ci ho messo degli anni a capire che mangiare la fragola è in realtà un atto di grande saggezza.
A volte ci troviamo in situazioni difficili, che non sappiamo come risolvere e che mettono a serio rischio la nostra sopravvivenza fisica e psicologica. Ma non per questo dobbiamo rinunciare, perfino in questi frangenti, ad assaporare ciò che di buono ci viene dalla vita.
Ogni giorno, perfino in quello più difficile, può esservi una occasione di sorriso o di conforto. Anche se breve, anche se della durata di pochi istanti, noi dobbiamo coglierlo. Altrimenti lasceremo che le nostre preoccupazioni e i nostri guai siano l'unica realtà della nostra esistenza.
Ci vuole coraggio per allungare la mano e cogliere la fragola con due tigri pronte a divorarti, ma è un esercizio mentale cui dovremmo dedicarci ogni giorno per ricordare che è vero che la vita è fatta di sfide, ma ha anche molto altro da offrirci.
Basta vederlo.
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