Ovviamente non è una citazione del film anni Ottanta con protagonista Miss Louise Veronica Ciccone. Il 2009 in America ha segnato una data fondamentale per le donne lavoratrici, grazie al Lilly Ledbetter Fair Pay Act (che potremmo tradurre come "Legge Lilly Ledbetter per un equo stipendio").
Di che cosa si tratta?
Semplice, da ora in avanti negli Usa uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro, con la stessa qualifica, riceveranno lo stesso stipendio. Lilly è un'attiva settantenne che potete vedere in questa foto su Time.com mentre stringe la mano ad Obama. Ha lavorato per vent'anni facendo i turni di notte in una fabbrica della Goodyear in Alabama e ha subito molestie sessuali e discriminazioni quotidiane sul posto di lavoro, ottenendo nel primo caso il trasferimento del suo supervisore.
Nel 1998 stava per andare in pensione (era stata assunta nel '79) quando ha casualmente scoperto che i suoi colleghi maschi, a parità di mansioni e di qualifica, percepivano uno stipendio di molto superiore al suo.
Un errore di contabilità protrattosi negli anni? Assolutamente no. Piuttosto, un'ingiusta consuetudine di cui non aveva potuto accorgersi prima, perché la Goodyear teneva ben nascoste ai suoi dipendenti questo tipo di informazioni.
Lilly ha fatto causa fino alla suprema Corte degli Stati Uniti, senza purtroppo riuscire alla fine ad ottenere il giusto risarcimento perché, così ha riportato la sentenza la stampa negli Usa, ha fatto causa oltre il termine dei 180 giorni dal pagamento del primo stipendio.
Nella civilissima e democratica America c'è stato bisogno di arrivare al 2009 e di eleggere un presidente di colore per sancire la fine di questa incomprensibile diseguaglianza. Lilly ha dichiarato ai giornalisti di essersi sentita per anni un cittadino di serie B perché il suo trattamento pensionistico è stato calcolato su uno stipendio ingiusto, tuttavia è fiera di aver contribuito con il suo impegno e la sua denuncia a fare la differenza per le altre donne.
giovedì 19 febbraio 2009
martedì 17 febbraio 2009
Nasce Pink Upgrade
Dieci minuti per decidere il nome del mio blog: un'impresa da forti di stomaco per chi come me è un perfezionista e ci lavora con le parole.
"Nome già preso, troppo tardi!" traduco così mentalmente la risposta negativa che compare per l'ennesima volta nella pagina di registrazione di Blogger. Questo blog ha fretta di nascere proprio oggi, proprio ora e non ne vuole sapere di aspettare. Ha già una sua volontà. Sta a me evitare che questo "parto" diventi troppo prematuro.
Il nome, prima - mi ripeto.
Ma che non diventi un cappio, una dichiarazione programmatica che mi obblighi a restare in un ambito ristretto.
Oppure una denominazione vaga, generalista, di quelle che, come dice una mia cara amia "non sa né di me né di te".
Un'impresa, appunto.
La giusta combinazione è nata ascoltando una radio americana di musica trance.
Pink Upgrade: rosa e "aggiornamento".
Perché noi donne, come dice la canzone di Ligabue, vogliamo essere avanti, sentire un po' di più, ballare un po' più. Ormai sempre più connesse con il mondo (virtuale e non), sempre operative (sul lavoro e in famiglia), pronte a comunicare, ad entrare in contatto, perfino a trasformarci nell'anima e nel corpo per affrontare le stagioni della vita o semplicemente per migliorarci.
Questa spinta, questa voglia di fare in ambiti diversi, è una delle migliori qualità del mondo femminile. E questo blog è nato con la voglia di raccontarla in tutte le sue innumerevoli (e a volte contraddittorie) sfumature.
"Nome già preso, troppo tardi!" traduco così mentalmente la risposta negativa che compare per l'ennesima volta nella pagina di registrazione di Blogger. Questo blog ha fretta di nascere proprio oggi, proprio ora e non ne vuole sapere di aspettare. Ha già una sua volontà. Sta a me evitare che questo "parto" diventi troppo prematuro.
Il nome, prima - mi ripeto.
Ma che non diventi un cappio, una dichiarazione programmatica che mi obblighi a restare in un ambito ristretto.
Oppure una denominazione vaga, generalista, di quelle che, come dice una mia cara amia "non sa né di me né di te".
Un'impresa, appunto.
La giusta combinazione è nata ascoltando una radio americana di musica trance.
Pink Upgrade: rosa e "aggiornamento".
Perché noi donne, come dice la canzone di Ligabue, vogliamo essere avanti, sentire un po' di più, ballare un po' più. Ormai sempre più connesse con il mondo (virtuale e non), sempre operative (sul lavoro e in famiglia), pronte a comunicare, ad entrare in contatto, perfino a trasformarci nell'anima e nel corpo per affrontare le stagioni della vita o semplicemente per migliorarci.
Questa spinta, questa voglia di fare in ambiti diversi, è una delle migliori qualità del mondo femminile. E questo blog è nato con la voglia di raccontarla in tutte le sue innumerevoli (e a volte contraddittorie) sfumature.
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